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Ancora una bellissima creazione
di Mario Del Monaco nei panni di Cavaradossi, in una Tosca allestita
presso il Teatro San Carlo di Napoli, nel 1954, a finaco di Maria
Caniglia nella medesima Tosca. |
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Fu
l'opera del suo debutto al Convent Garden di Londra ed un'altra
freccia che centrò in pieno il bersaglio del successo.
Anche Cavaradossi divenne sopratutto uomo con tutti i contrasti
interiori che quello comporta
La
lotta fra dovere, amore e convinzioni personali apparve in tutta
la sua potenza, con l'interpretazione di Mario del Monaco, offrendo
al pubblico un capolavoro assoluto di approfondimento psicologico. |
ATTO
PRIMO
L'azione si svolge a Roma
nel Giugno 1800.
Chiesa di Sant'Andrea della Valle. Cesare Angelotti, console
della Repubblica Romana abbattuta dall'esercito borbonico, perseguitato
politico evaso dalla fortezza di Castel Sant'Angelo, si rifugia
nella chiesa dove la sorella, marchesa Attavanti, gli ha lasciato
l'occorrente per la fuga nascosto nella cappella della nobile
famiglia. Frettolosamente Angelotti rintraccia la chiave della
cappella e scompare nell'ombra. Nel frattempo arriva il vecchio
sagrestano recando con sè i pennelli risciacquati per
conto del pittore Cavaradossi che sta dipingendo un'immagine
di Maria Maddalena nella quale il sagrestano nota la somiglianza
con una misteriosa devota che frequenta assiduamente la chiesa
(in realtà è la marchesa Attavanti). Prima di riprendere
il lavoro Mario si sofferma a contemplare il quadro e lo confronta
con un'immagine di Tosca (Recondita armonia). Il sagrestano borbotta
indignato per la parole di Mario, ma il pittore riesce a farlo
tacere offrendogli il paniere della sua colazione intatto. Quando
Cavaradossi resta solo, Angelotti esce dal suo nascondiglio e
scorge il pittore in cui riconosce un suo vecchio amico e seguace
delle stesse idee liberali. Ma una voce imperiosa annuncia l'arrivo
di Tosca, celebre cantante, amante di Mario (Mario, Mario!).
Angelotti si nasconde nuovamente. Tosca, è insospettita
dai sussurri che ha udito mentre entrava nella chiesa per proporre
a Mario di trascorrere la sera nel loro nido d'amore (Non la
sospiri...). Caravadossi affretta il colloquio con la scusa del
lavoro, in realtà si vuole occupare al più presto
dell'amico nascosto. Tosca sta per avviarsi quando riconosce
nel dipinto l'immagine dalla marchesa Attavanti e avvampando
di gelosia, immagina una tresca ai suoi danni. Abilmente il pittore
riesce ad allontanarla. Frattanto l'evasione di Angelotti è
stata scoperta e viene dato l'allarme con un colpo di cannone.
Senza altri indugi Cavaradossi decide di nascondere l'amico nella
sua villa e lo accompagna. I due si allontanano uscendo da una
porta laterale. Ritorna il sagrestano con la notizia della sconfitta
dell'odiato Napoleone: la chiesa si riempie per il solenne Te
Deum di ringraziamento. Entra Scarpia, il capo della polizia
accompagnato da alcuni sbirri. Una sommaria perquisizione e la
scoperta di un ventaglio della marchesa Attavanti persuadono
Scarpia che Angelotti è passato di lì e che il
pittore, il cui quadro è un vero
e proprio ritratto della sorella dell'evaso, è implicato
nella fuga del rivoluzionario. A Tosca che, tornata sui suoi
passi per rimandare l'appuntamento poiché a palazzo Farnese
è stata indetta una veglia di gala alla quale Tosca non
può assolutamente mancare, è stupita di non trovare
più Cavaradossi, Scarpia mostra il ventaglio dell'Attavanti,
riattizzando la gelosia della donna. Tosca impetuosamente si
precipita verso la villa dell'amante, dove pensa di sorprenderlo
con la presunta rivale, e non si accorge di essere pedinata da
Spoletta. Nella chiesa viene intonato il Te Deum di ringraziamento
per la vittoria su Napoleone. Inginocchiandosi, Scarpia medita
un piano diabolico: giustizierà i due sovversivi e farà
sua Tosca, invano corteggiata in passato (Va' Tosca, nel tuo
cor si annida Scarpia!).
ATTO
SECONDO
Scarpia, nella
suo appartamento a palazzo Farnese, siede a tavola per il pranzo
e assapora cupamente il successo del suo piano. Da un'altra parte
del palazzo giungono attraverso la finestra aperta i suoni di
una festa, cui Tosca prende parte, per celebrare la recente vittoria.
Scarpia decide di inviare un biglietto dal contenuto ricattatorio
a Tosca.
Frattanto viene introdotto Cavaradossi tratto in arresto dagli
sbirri di Scarpia sicuri che il pittore sappia dove Angelotti
è nascosto. Accorre Tosca, allarmata dal contenuto del
biglietto. Cavaradossi, che aveva messo al corrente Tosca dell'accaduto
ha appena il tempo di imporle il silenzio prima di essere condotto
nella stanza della tortura. La donna, incapace di sopportare
le urla di dolore di Mario, cede rivelando il nascondiglio di
Angelotti. Dagli ordini che Scarpia impartisce ai suoi sbirri
Cavaradossi capisce che Tosca ha parlato e la maledice per essersi
dimostrata così debole. Giunge intanto la notizia, annunciata
dal gendarme Sciarrone, che Napoleone a Marengo ha ribaltato
le sorti della battaglia. Cavaradossi, ricondotto nella stanza,
prorompe in un inno alla libertà (Vittoria, Vittoria).
Scarpia infastidito lo fa allontanare. Tosca chiede pietà
a Scarpia: è disposta a pagare qualunque prezzo per la
vita dell'amato. Scarpia, implacabile, osserva che il pittore
lo seguirà presto a mano che Tosca non acconsenta a diventare
sua amante; questo è il prezzo da lui stabilito. Straziata,
la cantante, dopo una accorata preghiera al Signore, chiedendo
il motivo di tante sofferenze (Vissi d'arte) accetta il ricatto
chiedendo però che il suo compagno sia graziato all'istante.
Spoletta entra annunciando che Angelotti si è ucciso per
sottrarsi all'arresto. Scarpia intanto spiega a Tosca che non
gli è possibile fare grazia aperta, ma ordina che la fucilazione
di Cavaradossi sia solo simulata. Segretamente annulla questo
ordine. Firmato un salvacondotto per Tosca e per Cavaradossi,
Scarpia, non riuscendo più a trattenere il desiderio cerca
di abbracciare la donna, ma questa afferra fulmineamente una
lama e lo pugnala al cuore. Tosca appoggia un crocefisso sul
petto di Scarpia, sottrae il salvacondotto e fugge dalla stanza.
ATTO
TERZO
All'alba Cavaradossi
è condotto fuori dalla sua cella. Si odono le campane
che suonano ed il canto di un pastorello che accompagna il gregge.
A Cavaradossi resta un'ora di vita: offrendo un anello ad un
custode lo convince a recapitare a Tosca un biglietto. Mentre
scrive Mario è sopraffatto dal ricordo delle ore d'amore
passate con la sua Tosca (E lucevan le stelle). Ma la donna compare
improvvisamente per avvertirlo che la fucilazione sarà
solo simulata e rivela a Mario di avere ucciso Scarpia e di avere
sottratto il salvacondotto. Gli amanti si abbandonano al pensiero
della futura felicità.
Mentre si abbracciano giunge il plotone di esecuzione, e Tosca
raccomanda a Mario di cadere con arte. La fucilazione ha luogo
ma quando, allontanatosi il plotone, Tosca accorre per colmare
di baci il suo amato e aiutarlo ad alzarsi per fuggire, sotto
il mantello che i soldati hanno gettato sul corpo del condannato
trova un cadavere.
Scarpia ha tramato contro di lei l'ultimo inganno. Si odono voci
confuse avvicinarsi: è stata scoperta l'uccisione di Scarpia,
e Spoletta con i soldati si precipita verso Tosca per arrestarla.
Tosca salita sul parapetto del castello si getta dagli spalti
sfidando Scarpia "Avanti a Dio" in un'ultima crudele
lotta ultraterrena.

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