Mario del Monaco nacque il 27 luglio del 1915 a Firenze, da padre napoletano e madre fiorentina. Dopo aver trascorso l'infanzia e parte della fanciullezza a Cremona, nel 1924 egli dovette trasferirsi in Libia , ove il padre, funzionario statale, era stato inviato dal Governo. Questa sorta di esilio durò quattro anni, al termine dei quali la famiglia si stabilì a Pesaro, soprattutto per l'insistenza del padre che, amante della lirica, aveva pensato alla città natale del grande Rossini, il cui Conservatorio Musicale diretto da Pietro Mascagni, godeva di grande reputazione.
All'età di tredici anni il giovane del Monaco inizia a studiare non il canto bensì il violino, ma, in lui ardeva il desiderio di cantare, e spesso in casa si cimentava in arie da baritono, dato che gli si era sviluppata una voce ampia e potente, se pure un pò corta, ma già era predestinato a diventare tenore. Il giovane del Monaco affascinato da un insieme di musicisti, pianisti e compositori, entra a far parte di quell'ambiete, e fu così che conobbe il Maestro Raffaelli, che lo iniziò all'arte del canto. In lui ne scopre le già promettenti qualità vocali ed interpretative, e lo preparò ad affrontare il pubblico con un'opera quasi sconoscita di Massenet, Il Narcisio. Nel fervore artistico di Pesaro, la maturazione musicale di Mario del Monaco progredì in modo inarrestabile tanto da indurre il critico del "Corriere Adriatico" di Ancona a sbilanciarsi così nel 1939: "Il quattordicenne Mario del Monaco, allievo del valente Maestro Raffaelli si è rivelato un tenore dalla voce robustissima, una vera promessa. In "Serenata dei convolvoli" del Maestro Raffaelli, nella " Preghiera dei bimbi d'Italia" pure di Raffaelli ed in altre romanze, che ha dovuto bissare, Mario del Monaco ha affermato le sue autentiche qualità: egli, come oggi si presenta, costituisce un fenomeno che a giudizio di competenti, in un domani non lontano, sboccerà in un artista dalla voce possente." L'articolo in questione riferiva dell'esordio del giovane tenore avvenuto nel teatro di una piccola cittadina marchigiana, Mondolfo Marotta, e può essere considerato il primo atto di una carriera strepitosa. Dopo questo positivo debutto, Mario del Monaco passó sotto le cure del Maestro Melocchi, il quale ne rifinì le doti vocali tanto che, nel 1936, egli vinse una borsa di studio presso il Teatro Reale dell'Opera di Roma, interpretando un esplodente "Improvviso" dell'Andrea Chènier.

 Il Maestro Melocchi

 

Su 180 concorrenti, ne vengono scelti cinque a pari merito, tra questi, Rina Filippini, che per lui diventerà ben più che una collega, infatti si fidanzarono e dopo cinque anni, nel giungo del 1941 si sposarono.

dal repertorio della famiglia Del Monaco 

Il periodo successivo vide peró il giovane tenore entrare in una profonda crisi dovuta al cattivo utilizzo della sua voce, e Rina lo consiglia:"torna dal tuo maestro Melocchi, prima che sia troppo tardi". Così fu, ma il Maestro non volle ascoltarlo, dice." ti avevo avvertito che ti avrebbero rovinato, la tua è una voce eccezionale e da tale doveva essere trattata. Con la continua insistenza di Rina il Maestro accettò di riprendere il suo vecchio allievo ed in sei mesi,Mario ritrova in parte la vera strada. Nel 1939 Mario del Monaco, prima della chiamata alle armi, debuttò in Cavalleria Rusticana nel Teatro Comunale di Cagli, partito, per sua fortuna lo assegnarono a Milano all'autocentro, il comandante era il colonnello Gino Ninchi, fratello di due grandi attori. Egli amava il teatro, l'arte, la musica e cominciò ad avere interesse per quel giovane che sentì cantare. Il Corpo dell'autocentro parte per l'Albania e la Russia e del Monaco chiede al colonnello di essere aggregato alla sua compagnia. "Non forzare il destino - rispose il colonnello - se ti chiameranno partirai anche tu; del resto sei un patrimonio del nostro Paese e servirai molto alla tua Patria con la tua voce unica, per rappresentarla nel mondo". A Milano la sua carriera prese la piega giusta poichè l'impresario del Teatro Puccini, folgorato dalla sua voce nel corso di una audizione procuratagli da quella che doveva diventare la donna della sua vita, Rina Filippini, decise di scritturarlo per quattro recite di Madama Butterfly (1941) Nel frattempo era peró scoppiata la guerra e naturalmente l'attività artistica non poteva che risentirne e con essa l'attività di del Monaco, che riprese a pieno ritmo soltanto nel 1946 allorchè egli esordì con grande successo all'Arena di Verona dopo aver declinato l'invito rivoltogli dalla Scala, per la Traviata. Molte furono le tappe importanti della sua carriera, ma un posto a parte merita l'edizione scaligera di Andrea Chenièr, del 1949, approntata per la commemorazione della morte del grande Umberto Giordano e diretta da Victor De Sabata, Del Monaco è il prescelto, lo stesso Giordano, nel 1946 lo aveva preparato al debutto, annotandogli sullo spartito tutte le modifiche che gli aveva consigliato.Per l'occasione, e data la grande attesa per l'avvenimento, la direzione della Scala decise di diffonderlo integralmente
nella piazza antistante per mezzo di microfoni. La prova offerta da Mario del Monaco fu tale che, per ben 28 anni, la parte in questione ne divenne un appannaggio esclusivo. Ritorna alla Scala nel 1950 per Aida con Maria Callas, ma questo è l'anno storico per il giovane tenore, che già pensava all'Otello. Nello stesso anno, al San Carlo di Napoli, durante le recite di Bohème, che interpreta per la commemorazione di Puccini, riceve la richiesta da Buenos Aires, dove l'anno precedente aveva cantato Turandot, La Forza del Destino, Il Trovatore, per Tosca, La Traviata e Otello. Il successo è trionfale. La critica scrive: "L'Otello di Del Monaco resterà nel libro d'oro della storia del Teatro Colon".